Il decalogo dei medici italiani contro il dolore è stato redatto da un Comitato Promotore composto da 44 referenti di importanti centri d’eccellenza nella terapia del dolore; il decalogo è stato, inoltre, controfirmato da 200 tra i più riconosciuti e validi terapisti del dolore italiani.

L’obiettivo del manifesto siglato dai medici italiani per la “lotta contro il dolore” è di proseguire il cammino già intrapreso sei anni fa con la Legge 38 sulle terapie del dolore e le cure palliative e promuovere l’uguaglianza nell’accesso alla cura del dolore affinché divenga in tutto il mondo una priorità non solo sanitaria, ma anche umanitaria ed etica.

Lodevole l’iniziativa, soprattutto se consideriamo che, questa volta, è stata portata a un livello più alto con la presentazione ufficiale del decalogo a Papa Francesco e successivamente depositato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (il 19 aprile). Ma questa ennesima azione mediatica ricorderà davvero a ciascun medico di considerare al centro degli obblighi etici e morali la visione olistica del paziente e la terapia o meglio ancora la prevenzione del dolore inutile?

I 10 punti del decalogo contro il dolore recitano:

  1. Sono un medico e rispetto il giuramento di Ippocrate
  2. Devo curare il dolore
  3. Devo prendermi cura della sofferenza che deriva dal dolore
  4. Devo operare per il benessere della persona
  5. Devo considerare imprescindibile la qualità delle cure
  6. Devo impegnarmi affinché sia garantito l’accesso alle cure a tutte le persone ovunque essi si trovino a nascere e a vivere
  7. Devo evitare le diseguaglianze e curare tutte le persone, senza distinzione di età, genere, etnia e religione
  8. Devo basare la decisione terapeutica sul rispetto della volontà della persona e nella difesa della sua dignità
  9. Devo condividere e promuovere il sapere e le conoscenze sulla cura del dolore
  10. Questo è il mio impegno a migliorare la qualità di vita delle persone con dolore.

Ma cosa vuol dire “Devo curare il dolore”?

Evidenze scientifiche dimostrano che l’impegno “sulla carta” nel dover curare il dolore non sempre si incrocia con la realtà dei fatti e da uno studio condotto in Italia si evidenzia come una fetta importante di cittadini affetti da dolore cronico non siano ancora adeguatamente trattati mentre i malati in cura sono spesso sottoposti a terapie farmacologiche non appropriate

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