Questa volta promotrice dell’iniziativa è Federsanità Anci che insieme ad altre tre soci fondatori ovvero FIMMG, Fondazione Istituto di ricerca sul dolore (ISAL) e la Scuola Europea di alta formazione in terapia del dolore ha siglato, il 3 Marzo scorso, uno statuto che regolamenta la creazione del network  “Rete Nazionale per la terapia del dolore e delle cure palliative”.  Ancora una volta assistiamo, almeno sulla carta, alla creazione di un rete che si propone di superare alcune delle criticità legate nell’applicazione della normativa e dare pratica attuazione a quanto previsto dalla Legge 38 del 2010.

Ma quali elementi innovativi porta la creazione di questo nuovo Network?

Dallo statuto si evince chiaramente che in questa iniziativa l’MMG viene posto come figura centrale nella presa in carico del paziente affetto da dolore e diviene elemento cruciale per favorire la continuità assistenziale ospedale-territorio coinvolgendo in maniera integrata tutte le figure professionali e tutte le aree assistenziali. Questa iniziativa intende, dunque, rafforzare le reti dei medici di famiglia in questo campo e promuovere un atteggiamento più proattivo da parte dei medici di base. Il canale principe è quelle delle AFT presenti nelle regioni italiane: «All’interno delle aggregazioni funzionali di MMG sul territorio – descrive Massimo Magi segretario FIMMG regione Marche  – sarà individuato un coach che farà da riferimento per i colleghi sulle tematiche delle cure palliative e terapia del dolore».

Peccato però che non c’è un elemento di innovatività in questa iniziativa dal momento che il tema del trattamento del dolore all’interno delle aggregazioni funzionali territoriali e l’individuazione di un “coach” o di una figura esperta era già stato previsto nell’art.5 del Patto per la salute 2014-2016 «Nell’ambito dei processi di attivazione delle AFT e delle UCCP, alla luce di quanto sancito dall’Intesa Stato Regioni del 25 luglio 2012, dovrà essere prevista a livello distrettuale una figura medica formata ed esperta sulle tematiche legate alla terapia del dolore.”

Il network istituito si propone tuttavia di costituire un soggetto nazionale come una società consortile o un consorzio stabile «in grado di offrire servizi sanitari moderni, efficaci ed efficienti per la cura del dolore cronico nelle sue diverse forme» e promuovere, partecipando a bandi UE, alla nascita di Registri nazionali di Buone pratiche cliniche per il «monitoraggio e la gestione dei processi di cura con farmaci analgesici».

Dove si anniderà in questa iniziativa il vero elemento innovativo ? Poter attingere a fondi pubblici attraversi la partecipazione a bandi europei è certamente cosa buona e giusta purché si perda di vista la centralità del paziente attraverso un equilibrio di quello che viene già normato dalla legge, le iniziative promosse con e senza scopo di lucro e quello che concretamente viene promosso e sviluppato dal basso ovvero dal territorio.

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