Il 22 gennaio scorso a Firenze è stato annunciato il lancio del progetto Pain Interregional Network HUB. PINHUB si propone come prima rete nazionale di terapia del dolore che unisce in un “network del dolore” i Centri HUB da tutta Italia, dalla Lombardia alla Calabria, passando per Toscana, Lazio, Campania fino alla Sardegna. Al progetto hanno già aderito 12 Regioni tuttavia molte di queste non sono ancora adempienti alla Legge 38 e non hanno ancora implementato una rete Hub & spoke eppure, fanno parte di una rete nazionale non riconosciuta a livello ministeriale. Come dichiarato dal Direttore Scientifico del progetto, Prof. Guido Fanelli, PINHUB non è una Società Scientifica, bensì una rete nazionale che nasce proprio con lo scopo di superare le differenze regionali nella cura del cittadino con dolore, per garantire una reale applicazione della Legge 38 del 2010 considerata un’eccellenza a livello europeo.

Al pari del progetto PINHUB anche il precedente APOD “Ambulatory Pain Open Door”, lanciato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma, ha o aveva come fine ultimo quello di “imprimere un’accelerazione all’applicazione della Legge 38. Per stringere le maglie della Rete di cure palliative e di terapia del dolore, e garantire la continuità assistenziale e terapeutica nel campo delle cure antalgiche, il Progetto APOD mira a mettere in contatto diretto i medici di Medicina Generale con gli specialisti del dolore: per favorire un dialogo più serrato fra la medicina territoriale e la specialistica, e per aiutare i medici di famiglia a identificare più rapidamente il tipo di dolore avvertito dai pazienti.” Ma ad un anno esatto dal lancio del progetto quali sono stati i risultati e come mai non se ne sa più nulla?

A questo punto i latini direbbero “Non omne quod nitet aurum est - Non è tutto oro ciò che luccica”.

La realtà dei fatti ci dimostra difatti che la legge 38 è ancora tanto disattesa. Molte regioni non hanno ancora implementato un modello concreto di rete Hub&Spoke, il 60% dei medici italiani ignorano l’esistenza della legge e nonostante l’esistenza di linee guida ‘evidence based’ e terapie farmacologiche innovative, la gestione del dolore acuto e cronico in Italia è ancora ben al di sotto degli standard europei[1].

Nonostante siano stati promossi innumerevoli progetti formativi come ‘Campus Nientemale’, indagini tese a monitorare e promuovere l’applicazione della legge come Link up, Hub2Hub, Cupido (Cura Previeni Il Dolore) e progetti definiti “innovativi” come il progetto APOD (di cui non sé è più saputo nulla), purtroppo l’amara verità è che ancora il sistema sanitario non è in grado di garantire agli assistiti “il diritto a non soffrire inutilmente”.

Il dolore, quello vero, si combatte tra la gente, negli ospedali e sul territorio, promuovendo progetti concreti di sviluppo delle competenze professionali, di integrazione multidisciplinare, di sperimentazione di nuovi piani terapeutici efficaci, di educazione del paziente, etc. mentre spesso ci si sofferma più su pubblicazioni accademiche, presentazioni didascaliche o articoli sensazionalistici, tutta roba che lascia ormai il tempo che trova.

[1] THE PAINFUL TRUTH – La gestione del dolore cronico in Europa

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