Mio figlio, F., è nato con una gravissima sofferenza fetale e con conseguenti danni neurologici. Non voglio neanche raccontare la mia personale sofferenza a vedere il proprio figlio in quelle condizioni, non voglio rivendicare perché è successo, se e di chi sono le colpe di questa condizione, questa è una mia sofferenza troppo grossa da poterla esprimere.

Quello che mi sento di raccontare è la differenza di trattamento tra i medici per la sua malattia e il suo dolore; nel corso dei dieci anni di vita di F., ho trovato medici che volevano operarlo per un’ernia iatale senza fare un trattamento antidolorifico, perché “tanto nelle sue condizioni non sente dolore”; io però lo vedevo soffrire, per quanto non riuscisse a parlare la sofferenza era assolutamente visibile nel suo viso e nel suo comportamento, ma “tanto non sente dolore…”.

Ho anche trovato invece medici con una grande umanità, che hanno saputo comprendere la sua sofferenza, che amplificava la mia.

A questi medici va il mio grazie.

E.

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