Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento di paradigma del dolore, passando dal concetto del “curare” al “prendersi cura” e introducendo la definizione di rete assistenziale anche nel campo della lotta al dolore.

Nonostante gli ultimi tre anni siano stati caratterizzati, per quanto riguarda l’SSN, da tagli lineari e contrazione delle risorse, il ministero della Salute ha continuato a investire nella Legge 38, mostrando un forte interesse per la creazione di reti per le cure palliative e la terapia del dolore.

A tal proposito, è stato istituita presso il ministero della Salute la Commissione Nazionale di attuazione della Legge 38 per il monitoraggio:

  1. dei dati relativi alla prescrizione e all’utilizzazione di farmaci nella terapia del dolore, e in particolare dei farmaci analgesici oppioidi;
  2. dello sviluppo delle due reti, con enfasi sulla verifica del rispetto degli indicatori e dei criteri nazionali previsti dalla normativa vigente;
  3. dello stato di avanzamento delle due reti, anche con riferimento al livello di integrazione delle strutture che ne fanno parte;
  4. delle prestazioni erogate e gli esiti delle stesse, anche attraverso l’analisi qualitativa e quantitativa dell’attività delle strutture delle due reti;
  5. delle attività di formazione a livello nazionale e regionale;
  6. delle campagne di informazione a livello nazionale e regionale;
  7. delle attività di ricerca;
  8. degli aspetti economici relativi alla realizzazione e allo sviluppo delle due reti.

Il modello organizzativo della rete di terapia del dolore previsto dalla Legge 38 del 2010 è quello delle reti cliniche integrate, e prevede la concentrazione della casistica più complessa in un numero ristretto di centri di eccellenza (Hub), preposti ad erogare interventi diagnostici e terapeutici ad alta complessità, supportati da una rete più capillare di servizi territoriali (Spoke) che operano in regime ambulatoriale a supporto dei reparti a indirizzo chirurgico e dei Medici di Medicina Generale.

Con il documento approvato in Conferenza Stato-Regioni il 25 luglio 2012 sono stati definiti in modo univoco e omogeneo su tutto il territorio nazionale i requisiti necessari che identificano un centro di terapia del dolore ospedaliero (Hub) e un centro di terapia del dolore territoriale (Spoke).

Ogni qual volta si parla di “Rete del Dolore” si intende, pertanto, un’aggregazione funzionale e integrata delle attività di terapia del dolore e cure palliative erogate nei diversi setting assistenziali.

Lo scopo della rete è garantire un miglioramento della qualità della vita delle persone affette da dolore, indipendentemente dalla sua eziopatogenesi, con conseguente riduzione del grado di disabilità al fine della reintegrazione nel contesto sociale e lavorativo.

Il modello organizzativo è caratterizzato da:

  1. Hub = centri di riferimento che concentrano l´assistenza a elevata complessità.
  2. Spoke = rete territoriale di servizi ambulatoriali cui compete la selezione e la gestione dei pazienti e il loro invio ai centri di riferimento quando una determinata soglia di gravità clinico-assistenziale viene superata. Tale rete può essere suddivisa in:
  3. Spoke 2 = Centri Ospedalieri di riferimento provinciale con competenze specialistiche Diagnostico-terapeutiche specifiche
  4. Spoke 1 = Centri Specialistici territoriali in grado di servire più capillarmente il territorio a livello diagnostico, terapeutico e assistenziale
  5. Rete delle Cure Primarie = AFT, UCCP e ambulatori di medici di medicina generale (MMG) e pediatri di libera scelta (PLS), che dovrebbe costituire il primo nodo di accesso, dove il medico effettua una prima diagnosi e propone una eventuale prima terapia. L’assistito viene quindi smistato presso il centro spoke più adatto o direttamente presso il centro hub di riferimento, a seconda del grado di complessità in del caso in questione.

Hub&Spoke

Questa modalità organizzativa soddisfa contemporaneamente i seguenti requisiti:

  1. struttura organizzativa regionale di coordinamento della rete di terapia del dolore;
  2. strutture di erogazione della rete di terapia del dolore;
  3. tutela del cittadino nell’accesso alla terapia del dolore;
  4. continuità delle cure;
  5. operatività di équipe multi professionali dedicate, ai sensi dell’Art. 5, Comma 2;
  6. formazione continua per gli operatori;
  7. misurazione della qualità di vita;
  8. cura attiva e globale e salvaguardia della dignità e autonomia della persona assistita;
  9. programmi di informazione alla popolazione sulla terapia del dolore;
  10. programmi di valutazione delle prestazioni e sistema informativo.

L’introduzione del modello organizzativo Hub & Spoke risponde dunque all’esigenza, sempre più impellente per le Regioni, di ottimizzare le risorse, razionalizzare i costi in sanità e creare network tra tutti gli operatori sanitari (ospedale-territorio).

Tuttavia appare particolarmente impegnativo per le Regioni attuare il percorso per la creazione e l’implementazione delle reti del dolore a livello regionale. La difficoltà nell’implementazione del modello è dimostrata dal fatto che, mentre in tutte le Regioni è stata recepita l’intesa del 25 luglio 2012, non tutte hanno identificato i centri Hub e Spoke che devono essere attivi sul territorio; a questo riguardo bisogna considerare le strutture già esistenti, create in attuazione dell’accordo del 2001 relativo al progetto “Ospedale senza dolore”.